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Intervista ad Emanuele Scataglini. SURREAL WORLD, un viaggio onirico tra arte e cultura

Artista eclettico e “multiforme”, che sa spaziare dalla musica elettronica al teatro, abbiamo incontrato Emanuele Scataglini in occasione dell’uscita del suo nuovo album: SURREAL WORLD. Un viaggio onirico tra arte e cultura di cui lui stesso ci ha parlato:

– Musica, teatro e tante altre cose. Come riesce un artista come lei a conciliare così tante passioni? E dove trova il tempo per dedicarsi a tutte quante?

La parola giusta è proprio passione. Gli aspetti creativi mi appassionano nelle varie forme. E’ una forza attrattiva o forse più semplicemente soffro di una forma di horror vacui. Io sono cresciuto con forme d’arte molto sincretiche: il cinema, l’opera lirica dove un solo elemento non sembrava sufficiente a dare il messaggio che l’artista voleva trasmettere. Per ciò che concerne il tempo una parte lo risparmio limitandomi in tante cose inutili; non ho macchine sportive, non passo troppo tempo nei centri commerciali… Inoltre ho una forte capacità di concentrazione quando faccio una cosa non mi faccio distrarre facilmente.

– Lei ha lavorato per tanti brand importanti: Moleskine e Yoox solo per citarne alcuni. Quando compone un pezzo, pensa alle richieste del committente? Oppure l’ispirazione prescinde da questo?

Il committente è importantissimo, bisogna trovare la persona giusta con cui dialogare. Ho scritto brani musicali per diversi anni per il brand Marni, con Consuelo Castiglioni ho anche realizzato il sound design di una sua installazione al Salone del mobile di Milano. Credo di aver prodotto con loro cose molto belle, anche con Yoox e recentemente con Moleskine.

E’ importante avere la fortuna di imbattersi nell’interlocutore giusto che non vuole solo il semplice commento sonoro ma che chiede qualcosa di personale, di creativo.

Per il commento sonoro ci sono le librerie già fatte. Spesso le persone che realizzano video non capiscono l’importanza di una vera colonna sonora, pensano così di risparmiare.

La realtà, secondo me è che, anche a livello commerciale, questo sia un errore. La musica dà vita alle immagini evita che si appiattiscano. Anche se per certi aspetti sono un solitario mi piacciono le collaborazioni, so ascoltare. Ho fatto colonne sonore per delle forme performative, il rapporto con l’altro ti fa crescere.

Mi piacerebbe fare la colonna sonora di un lungometraggio chissà…

– Surreal World: ci parli in dettaglio del suo nuovo album…

E’ un disco dedicato all’immaginazione, è pensato come un viaggio in diversi stati emotivi accompagnati da visioni oniriche. I titoli si riferiscono a dei quadri o a delle sensazioni che quei quadri mi hanno lasciato. Per questo motivo sono brani strutturati in forme differenti, con generi non omogenei. La mente d’altronde viaggia oltre il razionale sospinta da venti misteriosi, può essere il suono di un violino, un Jembé, una chitarra o un rif elettronico.

Non credo che ci sia una sola chiave di lettura del disco ma io preferisco quella del viaggio, l’immersione dentro un paesaggio, l’incontro con un personaggio mitico, la sensazione di volare.

Surreal World dice all’ascoltatore: ecco ora danzano le streghe, ora cantano le sirene, ora una forza misteriosa ti porta nuovamente alla realtà e ti fa risvegliare. Ci sono artisti molto acclamati che fanno della ripetizione l’elemento portante di un disco strumentale non classico. Io non sono di quest’idea. Penso ai grandi autori, con tutta la reverenza possibile naturalmente. Chi componeva un’opera doveva saper fare tutto, dal pezzo orecchiabile, al concertato a più voci, dalla cabaletta ritmata alla marcia trionfale e il miracolo era che tutto si teneva nello stesso discorso. A me affascinano i brani come Sogno di una notte di mezza estate o Quadri da una esposizione.

Tornando a Surreal World l’ho composto scrivendo tutte le parti, avvalendomi di molta elettronica su cui poi ho cercato di far spiccare le qualità interpretative dei musicisti che hanno suonato con me.

Spero che questo mio lavoro sia apprezzato anche per loro.

– C’è un filo conduttore che unisce tutti i brani di SURREAL WORLD? O ogni canzone rappresenta un racconto a sé stante?

E’ un lavoro che nasce da esperienze diverse. Alcuni anni fa ho realizzato, con la ballerina Scarlett Mattka, uno spettacolo di danza dedicato al mito della mela da Biancaneve alla Genesi. Il progetto è stato molto apprezzato, lo abbiamo portato in Italia ma anche all’estero. Per quel progetto ho scritto tantissime musiche di durata differente: da un minuto a cinque minuti. Poi lo scorso anno sono andato a Berlino in un museo dedicato al Surrealismo e da quell’esperienza ho capito che avrei potuto fare un disco che potesse raccogliere i vari spunti e creare qualcosa di nuovo.

I brani possono essere ascoltati insieme o separati, d’altronde siamo nell’epoca del digitale, dello streaming, credo che sia difficile che qualcuno stia a casa sul divano ad ascoltare dall’inizio alla fine, un disco intero.

Il concept album deve per forza essere fruibile ascoltando anche i brani separatamente.

– Dopo così tanta produzione, su più fronti, cosa dobbiamo aspettarci di nuovo da Emanuele Scataglini? Progetti futuri…

Progetti ne ho tanti, per primo trasformare Surreal World in un evento performativo a luglio faremo sicuramente qualcosa di molto bello. Ho poi un progetto complesso a cui lavoro da anni: una trilogia dedicata alla Francia dalla Belle Époque e agli anni trenta. E’ sia una performance di teatro canzone, che ho già fatto alcune volte, che un disco – che ho suonato in anteprima anni fa all’estero (anche al centro culturale di Parigi) –  che un libro.

Il libro è ancora in forma di bozza vedremo…

Inoltre sto scrivendo musica per un nuovo disco cercando un filo comune che tenga insieme le diverse idee.

Mi interessano molto il mare, la radioattività… vediamo dove mi porteranno le note…

EMANUELE SCATAGLINI è curato mediaticamente da
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